Rilasciata la versione 1.3 della GNU Free Documentation License (FDL)

4 11 2008
BOSTON, Massachusetts, USA — Lunedì 3 Novembre 2008 — La Free Software Foundation (FSF) ha annunciato la nascita della versione 1.3 della FDL. Questa versione consente ai wiki di rilicenziare i loro contenuti coperti da FDL sotto la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike (CC-BY-SA) 3.0.

Questa concessione è stata introdotta su richiesta della Fondazione Wikimedia, che supervisiona il progetto Wikipedia. Gli stessi termini di licenza possono essere utilizzati per ogni wiki pubblico che utilizza materiali disponibili sotto la nuova licenza. La Fondazione Wikimedia adesso potrà avviare un processo di discussione e di voto al fine di determinare se adoperare o meno la licenza CC-BY-SA 3.0 per Wikipedia.

La versione 1.3 della GNU FDL, inoltre, adotterà alcune clausole introdotte nella versione 3 della GNU General Public License. Il testo completo di questa nuova versione della FDL è disponibile all’indirizzi http://www.gnu.org/licenses/fdl-1.3.html. Il testo della licenza CC-BY-SA 3.0 invece è disponibile qui: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/.

La Free Software Foundation è disponibile ad accogliere commenti e considerazioni che potranno influire sulla major revision della licenza FDL.





ConfSL 2008

10 07 2008

Nel numero in edicola di Linux Pro, nelle pagine “newsdesk” vi è un mio reportage dalla Conferenza Italiana sul Software Libero (ConfSL per gli amici) alla quale ho partecipato in qualità di relatore insieme al collega ed amico Giovanni Battista Gallus, con un talk dal titolo “Brevettabilità del software: un pericolo sempre attuale. Prospettive europee di riforma ed efficacia della GPL v3″. QUI i dettagli.

Nell’articolo riporto, inoltre, un’intervista a Renzo Davoli e Flavia Marzano, due tra le persone più attive in Italia per la diffusione della “filosofia” del software libero.

La prossima edizione di ConfSL si terrà a Bologna dove, speriamo, molte persone possano incontrarsi e scambiarsi pensieri e esperienze sul mondo del free software.





Cassazione penale, sentenza n. 25104, 8 maggio 2008

27 06 2008

La III Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25104 dell’8 maggio 2008 (depositata il 19 giugno dello stesso anno) torna ad occuparsi della detenzione a “scopo imprenditoriale” di programmi “pirati” (senza, cioè, la necessaria licenza). Nel caso di specie, un libero professionista patteggiava (444 ss. c.p.p.) la pena complessiva di 9.400,00 euro di multa per il reato di cui all’art. 171-bis LDA (L. 633/1941) per aver duplicato alcuni programmi per elaboratore.
Il professionista, quindi, proponeva ricorso in Cassazione asserendo che il medesimo sarebbe dovuto andare assolto ai sensi dell’art. 129 c.p.p., in quanto la condotta da lui posta in essere – descritta nel capo d’imputazione – avrebbe eventualmente potuto configurare l’illecito amministrativo di cui all’art. 171 quater, comma 1 LDA.

Premesso l’inciso secondo il quale, in caso di richiesta di applicazione pena ex art. 444 c.p.p., l’imputato accoglie la qualificazione giuridica del fatto in imputazione per il quale chiede l’applicazione della pena e, perciò non può più mettere in discussione i profili oggettivi e soggettivi della fattispecie, la Corte passa ad esaminare il motivo di ricorso concernente la qualificazione giuridica del fatto in esame sotto la norma di cui all’art. 171-bis, ovvero 171 quater.

Vediamo, innanzitutto, di analizzare le norme richiamate.

Art. 171 bis LDA:

1 . Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire cinque milioni a lire trenta milioni. La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a lire trenta milioni se il fatto è di rilevante gravità.
2 . Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire cinque milioni a lire trenta milioni. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a lire trenta milioni se il fatto è di rilevante gravità.

Art. 174 ter, primo comma, LDA
Chiunque abusivamente utilizza, anche via etere o via cavo, duplica, riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquista o noleggia supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della presente legge, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche è punito, purché il fatto non concorra con i reati di cui agli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 171- quater, 171-quinquies, 171-septies e 171-octies, con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154 e con le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.

La Suprema Corte ribadisce che, a seguito alle modifiche introdotte alla L. 633/1941 dalla L. 248/2000, non è più richiesto – dall’art. 171 bis – che vi sia un “fine di lucro”, essendo sufficiente la presenza di un “fine di profitto”.

Il fatto che poi i programmi siano stati duplicati, utilizzati (e, pertanto, detenuti) nello studio professionale in questione porta ad escludere che possa applicarsi l’art. 174-ter, primo comma, LDA. E ciò anche in considerazione della clausola di esclusione riprodotta in quest’ultimo articolo (nella parte in cui si dice “ purché il fatto non concorra con i reati di cui agli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 171- quater, 171-quinquies, 171-septies e 171-octies”).

Secondo una precedente sentenza delle Sezioni Unite la fattispecie di cui all’art. 174-ter è configurabile unicamente nel caso in cui “l’acquisto o la ricezione siano destinati a uso esclusivamente personale” (Cass. SSUU, sent. n. 47164 del 20 dicembre 2005).

Ma l’uso personale esclude in ogni caso lo scopo di profitto? Oppure deve interpretarsi la norma dell’art. 171-bis nel senso che vi è profitto in ogni caso in cui si consegua un qualsivoglia vantaggio? Si pensi, ad esempio, al vantaggio del risparmio ottenuto dal non aver acquistato il prodotto originale.

Secondo una precedente sentenza delle Sezioni Unite la fattispecie di cui all’art. 174-ter è configurabile unicamente nel caso in cui “l’acquisto o la ricezione siano destinati a uso esclusivamente personale” (Cass. SSUU, sent. n. 47164 del 20 dicembre 2005).

A voler, infatti, seguire l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale anche il mero risparmio dovuto al mancato acquisto dell’opera originale rappresenta il conseguimento di profitto (Cass. Pen., Sez. III, sent. 41310/06; Cass. Pen., Sez. III, sent. 25184/07), si dovrebbe concludere nel senso che non si potrà mai configurare l’illecito amministrativo (che non richiede che il soggetto agente consegua un qualche profitto) ma sempre – e comunque – l’illecito penale di cui all’art. 171-bis.
In sostanza qualunque abusiva duplicazione – anche quella per uso personale – rappresenterebbe una fonte di “profitto”, o vantaggio anche di natura non patrimoniale.

La questione merita un ulteriore approfondimento.





“Ed io revoco la licenza GPL dai miei software!”

26 01 2008

Su un messaggio pubblico inviato tramite SourceForge (PUBLIC NOTICE: atscap and pchdtvr GPL revoked 2008-01-11 14:45) Inkling ha deciso di revocare la licenza GPL a due sue creature: atscap e pchdtyr (software per la cattura di stream video).





Incontro su Opensource e Pubblica Amministrazione

17 12 2007

Mercoledì 19 dicembre 2007, alle 19,00 a Cagliari – Pirri, presso “La Vetreria“, si terrà un’assemblea dal titolo “Opensource, spunti per la democrazia digitale”. Interverranno: Giulio De Petra (Net Left Sardegna), Giovanni Battista Gallus, Sandro Usai (Ablativ), Mauro Murgioni (esperto ICT), Massimo Cireddu (Progetto Sardfox), Francesco Paolo Micozzi (Circolo dei Giuristi Telematici), Carla Floris (Assessore Provinciale del Lavoro). Con il coordinamento di Claudio Cugusi.

Locandina dell'evento

Parlare di software libero (free software) è una questione di libertà, non di prezzo.

Secondo lo spirito del movimento per il software libero, il cui padre è Richard M. Stallman e promosso, in prima battuta, dalla Free Software Foundation, un software, per poter essere definito libero, deve garantire le seguenti quattro libertà :

  • Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo (chiamata “libertà 0”)
  • Libertà di studiare il programma e modificarlo (“libertà 1”)
  • Libertà di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo (“libertà 2”)
  • Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (“libertà 3”).

(http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html)

L’utilizzo del software libero (o, più genericamente, dei programmi a sorgente aperto) all’interno della Pubblica Amministrazione non è certo più una novità. E’ infatti nota la supremazia di GNU/Linux sul lato server, oppure per utilizzi quali CMS e web server. La disponibilità di software consente di realizzare soluzioni ottimali anche per la gestione del protocollo informatico, e per svariate altre necessità della P.A. Sul lato client, invece, la supremazia di Microsoft è ancora schiacciante, in parte legata ad aggressive politiche di mercato, in parte alla presunta maggior difficoltà dei sistemi GNU/Linux.

D’altronde, anche per evitare curve di apprendimento troppo ripide, dal punto di vista dell’office automation può supporsi l’iniziale adozione di programmi liberi su piattaforma Microsoft (ad esempio la suite OpenOffice.org – http://it.openoffice.org – per Windows), per poi passare alla migrazione dell’intero sistema operativo. Le prospettive aperte dall’utilizzo del free software nella pubblica amministrazione sono quindi molteplici, e certo non si limitano al risparmio di spesa per l’acquisto della licenza (fatto che in tale ambito può anche assumere un risultato marginale). Ben più rilevanti sono i vantaggi legati alla disponibilità del codice sorgente, ed all’utilizzo di formati aperti, che garantiscono la massima compliance con il Codice dell’Amministrazione Digitale, e la più ampia interoperabilità, oltrechè una maggiore trasparenza nei confronti del cittadino (si pensi ai formati aperti per le carte d’identità digitali). Non solo: l’utilizzo di software libero consente anche a piccole software house di poter realizzare soluzioni competitive, senza grossi investimenti di capitale, ma puntando sulla creatività e sui servizi a valore aggiunto.

Partendo da questi presupposti, l’iniziativa si propone lo scopo di arrivare alla sottoscrizione di un protocollo di intenti, che coinvolga operatori economici del settore, università, scuola, Gruppi Linux e pubblici amministratori, al fine di un reciproco scambio di esperienze e di condivisione delle rispettive competenze, per incentivare l’adozione di soluzioni a codice aperto nella Pubblica Amministrazione locale sarda.

Si può anche auspicare la creazione di un tavolo permanente di confronto, a livello regionale, che sia aperto alle esperienze maturate all’interno dell’Università, della scuola e dei LUG (Linux User groups).

Questo approccio multistakeholder consentirà la massima flessibilità, al fine di proporre soluzioni efficienti, economiche, sicure, e soprattutto libere.





Diritto al rimborso per software preinstallato – Sentenza del Giudice di Pace di Firenze del 24 aprile 2007

30 11 2007

Anche se un po’ datata riporto la sentenza sul diritto al rimborso per il software preinstallato.

Giudice di Pace di Firenze

Sentenza n. 5384/2007 dep. 28 settembre 2007 – R.G. 3065/2006

dott. Alberto Lo Tufo

Marco Pieraccioli contro Hewlett Packard Italiana srl

[…]

Svolgimento del processo

Con atto ritualmente notificato il sig. Marco Pieraccioli citava dinanzi a questo Giudice la società Hewlett Packard Italiana, esponendo di aver acquistato nel Settembre 2005 un computer tipo notebook marca Compaq con preistallato software Microsoft (Windows XP e Works 8 ) e di aver richiesto alla produttrice Hewlett Packard il rimborso del costo di quest’ultimo previa restituzione dello stesso, come da istruzioni riportate nella relativa licenza d’uso (Eula).

Aggiungeva che peraltro che nonostante contatti e diffide, tale rimborso gli era stato negato dalla convenuta sulla scorta di una inscindibilità tra struttura hardware e software, in realtà inesistente. Concludeva pertanto perchè il giudice, accertato il suo diritto in tal senso, condannasse la Hewlett Packard a rimborsargli la somma di Euro 140,00 da ritenersi corrispondente al prezzo del detto software sul mercato, oltre interessi e con vittoria di spese.

Si costituiva la convenuta la quale precisava che la inscindibilità tra apparecchiature e sistema operativo dei suoi prodotti, era non tecnica ma commerciale in conformità agli usi invalsi nello specifico settore nel quale era prevalente l’interesse dell’utente finale ad avere un prodotto completo. Aggiungeva che in ogni caso quanto unilateralmente predisposto nella licenza d’uso (Eula) dalla Microsoft non poteva impegnarla e che, non avendo per quanto detto una sua procedura per il rimborso del solo sofrware, aveva comunque offerto all’attore il rimborso, rifiutato, del prezzo dell’intero computer. Concludeva pertanto per il rigetto della domanda perchè infondata in fatto e diritto, con vittoria di spese.

Dopo puntualizzazioni delle parti la causa passava in decisione sulle conclusioni in epigrafe riferite, senza ulteriore attività istruttoria.

Motivi della decisione

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BusyBox… due nuove cause in vista

21 11 2007

Sul sito di SFLC, pare che gli agguerriti sviluppatori di Busybox stiano affilando le armi (sono già disponibili gli atti introduttivi delle cause Processo “Erik Andersen e Rob Landley contro High Gain Antennas, LLC” eErik Andersen e Rob Landley contro Xterasys Corporation“) contro altre due presunte ipotesi di violazione della GPLv2. In entrambi i casi non è stato distribuito il codice sorgente insieme al codice oggetto.

Chissà se anche queste si concluderanno con una transazione… stiamo a vedere!





Pubblicata l’ultima versione della Affero GNU/GPL

21 11 2007

Proprio ieri è stata pubblicata la versione della AGPL (che risolve in modo più restrittivo rispetto alla GPLv3 il cosiddetto ASP Loophole o SaaS – software as a service).

Segue il testo della licenza AGPL.

####################################
GNU AFFERO GENERAL PUBLIC LICENSE
Version 3, 19 November 2007

Copyright (C) 2007 Free Software Foundation, Inc. Everyone is permitted to copy and distribute verbatim copies of this license document, but changing it is not allowed.

Preamble

The GNU Affero General Public License is a free, copyleft license for software and other kinds of works, specifically designed to ensure cooperation with the community in the case of network server software.

The licenses for most software and other practical works are designed to take away your freedom to share and change the works. By contrast, our General Public Licenses are intended to guarantee your freedom to share and change all versions of a program–to make sure it remains free software for all its users.

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BusyBox Vs. Monsoon Multimedia. Ultimo atto?

24 09 2007

Il processo BusyBox/Monsoon Multimedia, con tutta probabilità non vedrà la luce. Questo perché la Monsoon Multimedia si è impegnata a rispettare i termini della licenza GPLv2 di BusyBox. La proposta di transazione è stata annunciata da Graham Radstone della Monsoon Multimedia.

Al fine di adeguarsi pienamente ai termini della GNU/GPLv2, pertanto, la Monsoon renderà disponibile, entro le prossime settimane, dal sito http://www.myhava.com il codice sorgente di BusyBox da loro modificato.
Ancora una volta la GPL dimostra la sua forza già prima di essere sottoposta al vaglio giurisprudenziale.

Linkografia: http://lwn.net/Articles/251141/





BusyBox cita in giudizio la Monsoon Multimedia per violazione di GNU/GPLv2

22 09 2007

BusyBox logoIl Software Freedom Law Center, il 20 settembre scorso ha annunciato che è stata intrapresa, per la prima volta negli USA, una causa per violazione della licenza GNU/GPL. Gli attori sono i titolari del copyright su BusyBox, mentre convenuta è la Monsoon Multimedia.

Sul sito internet aziendale, la Monsoon Multimedia ha pubblicamente ammesso che i suoi prodotti ed il firmware contengono BusyBox. Tuttavia non ha fornito ai propri clienti il relativo codice sorgente, così come richiede la GPL. Questa l’accusa.

La causa tra Erik Andersen e Rob Landley (programmatori di BusyBox) e la Monsoon Multimedia Inc., al ruolo 07-CV-8205, (il cui atto di citazione è disponibile sul sito del SFLC) sarà decisa dal giudice John E. Sprizzo del distretto di New York.





Un ringraziamento

14 09 2007

Copertina Linux Pro 57Giusto un momento per ringraziare Stefano Maffulli (Presidente della sezione italiana della Free Software Foundation Europe) per l’apprezzamento espresso nei confronti del mio articolo sulla GPLv3 uscito su Linux Pro di settembre.





Traduzione non ufficiale della GNU/GPLv3

22 07 2007

————–
This is an unofficial translation of the GNU General Public License into italian. It was not published by the Free Software Foundation, and does not legally state the distribution terms for software that uses the GNU GPL—only the original English text of the GNU GPL does that.
However, we hope that this translation will help italian speakers understand the GNU GPL better.
—————-
Questa è una traduzione non ufficiale della GNU General Public License in italiano. Non è stata pubblicata dalla Free Software Foundation, e non può essere utilizzata come licenza per i programmi per elaboratore che usano la GNU GPL – solo la licenza in lingua originale Inglese può essere utilizzata a tale scopo. Tuttavia, speriamo che questa traduzione possa aiutare le persone di lingua italiana a comprendere meglio la GNU GPL.
—————
Nota dell’autore. All’interno del testo della GPLv3 sono riportate tra parentesi quadre delle considerazioni non contenute nel testo originale della GPL e sono evidenziate dall’acronimo “NDR”. E’ possibile segnalare eventuali imperfezioni nella traduzione, ed anzi sarò grato a chi vorrà
farlo.

Ringrazio Enzo Nicosia (a.k.a. KatolaZ) per aver messo a disposizione la versione italiana dalla quale ho preso spunto, http://katolaz.homeunix.net/gplv3/

Cagliari, luglio 2007
Francesco P. Micozzi
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GNU GENERAL PUBLIC LICENSE

Versione 3, 29 Giugno 2007

Copyright (C) 2007 Free Software Foundation, Inc. <http://fsf.org/&gt;

Chiunque può copiare e distribuire copie letterali di questa licenza, ma non è consentito apportare alcuna modifica.

Preambolo

La GNU General Public License è una licenza libera per il software e può essere utilizzata anche per altri tipi di opere.

La maggior parte delle licenze per i programmi per elaboratore ed altre opere sono pensati appositamente per impedirti di condividerli e modificarli. Al contrario, la GNU General Public License intende garantire il tuo diritto di condividere e modificare tutte le successive
versioni di un programma per elaboratore, e di assicurare che esso rimanga libero per tutti gli utenti. Noi, Free Software Foundation, utilizziamo la GNU General Public License per la maggior parte del nostro software; essa si applica anche ad ogni altra opera cui gli autori decidano applicarla. Anche tu puoi applicarla ai tuoi programmi.

Quando parliamo di free software, ci stiamo riferendo al concetto di libertà e non al prezzo. Le nostre Licenze General Public sono pensate per fare in modo che tu abbia la libertà di distribuire copie di software libero (ed anche di ricevere in cambio qualcosa, se tu vuoi), che tu riceva il codice sorgente o, comunque, che tu possa ottenerlo, che tu possa modificare il software o parti di esso ottenendo così nuovi programmi, e che tu sappia che fare queste cose ti è consentito.

Per preservare i tuoi diritti dobbiamo impedire che altri possano negarti di esercitarli o possano obbligarti a rinunciarvi. Per questo tu hai determinate responsabilità nel caso in cui decida di distribuire copie del software, o nel caso in cui lo modifichi: la responsabilità di rispettare la libertà degli altri.

Ad esempio, se distribuisci copie di un programma, in modo gratuito o dietro corrispettivo, tu devi conferire ai destinatari le stesse libertà che hai ricevuto. Devi assicurarti che anch’essi ricevano o possano ottenere il codice sorgente. E devi, inoltre, renderli edotti dei termini di questa licenza, in modo che sappiano quali sono i loro diritti.

Gli sviluppatori che usano la GNU GPL proteggono i tuoi diritti in due fasi: (1) affermando il proprio diritto d’autore sul software, e (2) offrendoti, con questa Licenza, la possibilità di copiare, distribuire e/o modificare la loro opera.

Per la tutela degli sviluppatori e degli autori, la GPL afferma chiaramente che non esista garanzia per questo software libero. Nell’interesse di utenti ed autori, la GPL prevede che ogni modifica apportata all’opera originaria, sia, in essa, chiaramente indicata, in modo che eventuali difetti del programma non siano attribuiti erroneamente agli autori delle precedenti versioni.

Alcuni dispositivi vengono progettati per impedire agli utenti finali di installare od eseguire versioni di software differenti rispetto a quelle in essi contenute originariamente, benché il produttore conservi tale facoltà. Questo è, fondamentalmente, incompatibile con lo scopo di
protezione della libertà degli utenti di modificare il software. Il modello sistematico di un abuso siffatto si verifica per quella categoria di prodotti per uso individuale, e ciò rende questo abuso maggiormente insopportabile. Per questo motivo, abbiamo plasmato questa versione della GPL in modo da impedire a questi prodotti di porre in essere questo tipo di abusi. Se problemi dello stesso tipo dovessero verificarsi anche in altri campi, staremo pronti ad estendere questa clausola anche a quei campi con le versioni future della GPL, nei limiti richiesti dalla tutela della libertà degli utenti.

Inoltre qualsiasi programma è costantemente messo in pericolo dai brevetti. Gli Stati non dovrebbero permettere ai brevetti di limitare lo sviluppo e l’uso del software per computer destinati al grande pubblico, ma con riferimento ai Paesi in cui ciò sia consentito, vogliamo evitare il pericolo che i brevetti applicati al software libero lo rendano, di fatto, proprietario. Per evitare questo, la GPL fa in modo che i brevetti non possano essere utilizzati per rendere il programma non-libero.

Seguono i precisi termini e condizioni per copiare, distribuire e modificare l’oggetto della presente licenza.

TERMINI E CONDIZIONI

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