Qual è la normativa vigente sul P2P?

25 01 2008

Mi ricollego ad un post apparso oggi sul blog di Daniele Minotti per dare solo un piccolo cenno ad una email che ho ricevuto alcuni giorni fa.

Nel corpo della mail mi si chiede: “Qual e’ l’attuale normativa vigente sul p2p, e quali sono i termini per cui una persona che scarichi materiale da internet diviene perseguibile?“.

La mia risposta:

«L’utilizzo di un software per il filesharing (o peer to peer o p2p che dir si voglia) non è di per sé illecito. Ciò che può rendere illecito l’utilizzo di quel software dipende essenzialmente dai contenuti condivisi o scaricati per mezzo di esso.

Occorre, allora, intendersi sul significato da attribuire alla “attuale normativa sul p2p”… perché una tale normativa, in effetti, non esiste. O meglio non riguarda il p2p in sé e per sé.»

Al proposito anche PI





Farsi un nome…

9 01 2008

«Se principe del Foro non è proprio pane per i tuoi denti, tuttavia un qualche nome te lo dovrai fare. Per il nome che ti devi fare, fa un po’ tu! Io mi limito a dirti quali sono i nomi che ti devi guardar bene dal farti!
Allora cominciamo la filastrocca. Non acquistar nome di avvocato dei poveri. Non acquistar nome di avvocato cane per la povera umanità che tosse. Non acquistar nome di smemorato di Collegno. Né di avvocato crescipena.
Né d’avvocato delle cause a vita. Né di avvocato bugiardini. Né di….
Be’, fra tanti e tanti nomi che non devi farti, ce n’ho anche uno che dovresti proprio aver a cuore di farti. Molto bello. Vuoi che te lo dica? Promettimi però che tenderai tutte le tue forze a farti un tal nome. Bada che ci vuoi costanza! E ci vuole anche coraggio, perché è un po’ giù di moda? È come una sfida ai tempi che corrono. Una sfida contro la pessima reputazione della classe avvocatesca.
Tu però non badar a mode, e non star dietro alle chiacchiere e a certo motteggiar che sa di tragico. Il nome che tu devi ambir di farti…. Lascia pur blaterare che sa d’anticume; che non è redditizio; che se tutti si arrangiano, è stupido chi non si arrangia…. Il nome che devi ambir di guadagnare, è questo: avvocato galantuomo. Vale quanto avvocato principe. Anzi, vale di più di qualsiasi altro titolo.»

Da Angelo Coarelli, Avvocatino impara, Cedam, 1952





Caro amico ti faxo

3 11 2006

E’ capitato a qualcuno, da qualche parte in Italia, di ricevere dei fax con l’intestazione modificata “ad arte” per far sembrare che il fax provenisse da un diverso mittente. L’operazione in sé non è appannaggio di qualche mente dalle conoscenze tecniche sopraffini. A rendere possibile il tutto è sufficiente, invero, una seppur minima conoscenza del manuale d’uso del fax. Da quel che mi risulta, infatti, anche i fax utilizzano, nella fase iniziale della comunicazione un sistema di handshake. Solitamente il fax chiamante invia un segnale a 1100 Hz (che corrisponde al “fischio” con il quale il fax chiamante dice: “eccomi, sono un fax, sono pronto a inviare il documento”). Dopo circa 2 secondi il fax chiamato invia un altro segnale a 2100 Hz. Una volta che si sono messi d’accordo sul fatto che sia il mittente che il destinatario sono in grado di parlare la stessa lingua inizia la fase di handshake vera e propria. Il fax chiamante invia il proprio TSID (Transmitting Subscriber Identification) che contiene, tra l’altro, l’intestazione inserita dal titolare del fax chiamante nelle impostazioni di default. Tali impostazioni possono essere modificate volta per volta e sono nella piena disponibilità del possessore della macchina. Concluso l’invio del documento il fax destinatario del messaggio conclude la conversazione inviando il suo CSID (Called Subscriber Identification) che contiene, oltre alle proprie “intestazioni”, anche la conferma della corretta ricezione del messaggio.

Le intestazioni in questione, di norma, contengono sia il numero di telefono al quale è collegato il fax che l’intestatario della linea telefonica. Queste informazioni, che vengono inserite in testa alla pagina del documento inviato, sono, ripeto, nella piena disponibilità del possessore della macchina fax.

Cosa potrebbe accadere se taluno, modificando le intestazioni, inviasse dei fax al numero X come se provenissero dal numero Y e non dal proprio (Z)?Apparentemente niente. Tuttavia il codice penale, all’art. 660, prevede il reato (contravvenzione) di Molestia o disturbo alle persone che punisce “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo”.L’uso del fax, in ossequio al principio di tassatività della norma penale, costituisce un uso del “mezzo del telefono”. Tale circostanza, anzi, è stata avallata dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza del 12 luglio 2002, n. 26608.

Inviare dei semplici fax “in bianco” ma che riportano l’intestazione di un soggetto diverso dal mittente costituiscono un’attività astrattamente qualificabile come calunnia ai danni del soggetto “imitato”. La norma di cui all’art. 368 recita: “Chiunque […] incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, e’ punito con la reclusione da due a sei anni“.

Il comportamento in esame è assolutamente idoneo a simulare a carico del soggetto emulato le tracce del reato di cui all’art. 660 c.p., pertanto, poiché è sufficiente, ai fini del perfezionamento del delitto di calunnia, che sorga la possibilità che un procedimento penale venga instaurato nei confronti dell'”emulato”, e poichè non è necessario che il reato presupposto sia un delitto, il soggetto agente è passibile di sanzione penale ai sensi dell’art. 368 c.p..

Ecco, quindi, che una condotta apparentemente innocua può riservare brutte sorprese.