To be continued…

15 05 2009

… questo blog continua su www.micozzi.it





Nasce il Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0

5 05 2009

Noto con piacere il nascere di una bella iniziativa e ne pubblico il link: http://camere2punto0.wordpress.com/
Scopo dell’Intergruppo 2.0 è quello di promuovere un confronto tra politica, imprese e cittadini sul Web 2.0 ed i suoi strumenti, al fine di sfruttarne al meglio le opportunità per l’intero sistema Italia in termini di sviluppo economico, culturale e democratico: prima di legiferare bisogna capire e dialogare.

Speriamo che si acuisca in maniera consapevole l’attenzione dei nostri parlamentari sulle questioni della “rete”!





DPCM 31/09 – Regolamento di disciplina del contrassegno da apporre sui supporti, ai sensi dell’articolo 181-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633

7 04 2009

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista  la  legge  22 aprile 1941, n. 633, concernente la protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio;
Visto  il  regolamento di esecuzione approvato con regio-decreto 18 maggio 1942, n. 1369;
Visto  l’articolo  181-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, come introdotto  dall’articolo  10  della  legge  18  agosto 2000, n. 248, recante nuove norme di tutela del diritto d’autore e, in particolare, i commi 3, 4, e 6;
Sentita la Societa’ italiana degli autori e degli editori (SIAE);
Sentite le associazioni di categoria interessate;
Udito  il  parere  del  Consiglio  di  Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 2 febbraio 2009;
Su proposta del Ministro per i beni e le attivita’ culturali;

A d o t t a
il seguente regolamento:

Art. 1. Ambito di applicazione

1.Il  presente  regolamento  disciplina,  ai  sensi dell’articolo 181-bis  della  legge  22  aprile 1941, n. 633, come modificato dalla legge  18  agosto  2000, n. 248, le caratteristiche del contrassegno, ivi   comprese   le   dichiarazioni  identificative  sostitutive  del contrassegno medesimo, da apporre sui supporti di cui al comma 1 del medesimo  articolo  181-bis  prodotti successivamente all’entrata in vigore della legge n. 248/2000, nonche’ la collocazione e i tempi per il suo rilascio da parte della Societa’ italiana degli autori e degli editori (SIAE).
2.Sono  legittimamente  circolanti,  ai sensi del citato articolo 181-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, i supporti prodotti entro la  data  di  entrata  in  vigore della legge 18 agosto 2000, n. 248, purche’   conformi   alla   legislazione  previgente  in  materia  di contrassegno e  di  tutela  del diritto d’autore, nonche’ i supporti prodotti  dopo l’entrata in vigore della medesima legge n. 248/2000 e conformi  alle  disposizioni  regolamentari  di  cui  al  decreto del Presidente  del  Consiglio  dei Ministri 11 luglio 2001, n. 338, come modificato  dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 ottobre 2002, n. 296.

Art. 2. Caratteristiche e tipologia di contrassegno

1.Il  contrassegno  contiene il titolo dell’opera per la quale e’ stato  richiesto,  il nome dell’autore, del produttore o del titolare del  diritto d’autore, un numero progressivo, nonche’ la destinazione del supporto  alla vendita, al noleggio o a qualsiasi altra forma di distribuzione.
2.Per  ragione di speditezza e di semplicita’ delle operazioni di rilascio,  tenuto  conto  delle esigenze specifiche della produzione industriale  e  del  sistema  distributivo,  il contrassegno puo’ non contenere l’indicazione dettagliata di alcuni degli elementi indicati al comma 1. In tale ipotesi, il contrassegno deve comunque recare il riferimento  al  produttore o  al duplicatore dell’opera e un numero progressivo  che consenta di risalire ai dati non espressi, anche con riferimento  ai  dati  identificativi  dei  soggetti  richiedenti il servizio.

Art. 3. Collocazione del contrassegno

1.Il  contrassegno  e’ applicato sulla confezione del supporto in modo  tale  da  risultare visibile e reca caratteristiche tali da non poter  essere  rimosso  senza  danneggiamento  o trasferito su altro supporto.
2.Nel  caso  di  supporti destinati al noleggio, ove tecnicamente possibile,  e’ consentita l’apposizione del contrassegno sui supporti medesimi.
3.Ai  fini  delle  modalita’ di apposizione del contrassegno sono sempre  considerate  le specificita’ e le dimensioni del prodotto, la sua   destinazione  e  la  concreta  presentazione della  confezione destinata alla commercializzazione o comunque alla distribuzione.
4.Nei  casi  in  cui le modalita’ di cui al comma 1 non risultino compatibili con le esigenze della commercializzazione o distribuzione di  taluni prodotti, la SIAE autorizza l’apposizione del contrassegno sull’involucro  esterno  della confezione o individua le modalita’ di vidimazione piu’ idonee.

Art. 4. Rilascio del contrassegno

1.Gli  interessati  presentano  apposita richiesta su modulistica predisposta  dalla  SIAE, anche per via telematica, corredata della documentazione   e   delle   eventuali dichiarazioni necessarie  a dimostrare  la  liceita’  dei  supporti.  La richiesta deve contenere comunque tutti  i  dati relativi all’opera, agli autori, agli aventi diritto  originari,  ai  titolari dei diritti connessi e deve essere corredata  da  dichiarazione  di avvenuta acquisizione dei diritti di sfruttamento da parte del richiedente. La SIAE puo’ richiedere, anche successivamente,    la documentazione    comprovante   l’effettiva acquisizione dei diritti ed un esemplare del supporto da vidimare.
2.I  contrassegni  sono  rilasciati  entro  dieci  giorni  dalla ricezione della richiesta degli interessati.
3.Il  rilascio  del  contrassegno  puo’  essere  differito per un massimo  di  trenta  giorni  dalla ricezione  della richiesta quando ricorrano i seguenti motivi: a)   necessita’   di  verificare,  in presenza  di  seri  indizi, circostanze  ed  elementi  rilevanti  ai  fini  dell’apposizione  del contrassegno  e  del  regolare assolvimento dei diritti relativi alle opere dell’ingegno in Italia o all’estero;  b)  peculiari  e  specifiche  esigenze segnalate espressamente dal richiedente; c) intese espressamente raggiunte con il richiedente.
4.La  SIAE  puo’ comunque sospendere il rilascio dei contrassegni per il mancato pagamento dei relativi oneri.
5.Quando si renda necessario differire o sospendere le operazioni di   rilascio   dei contrassegni,   la   SIAE   da’   comunicazione all’interessato  nei  dieci  giorni  dalla ricezione della richiesta indicando  le  ragioni  della sospensione o del differimento. La SIAE puo’, altresi’, rifiutare il rilascio dei contrassegni per mancanza o incompletezza di uno degli elementi della richiesta indicati al comma 2,  nonche’ per la mancata indicazione degli elementi contenuti nella attestazione  prevista  dal comma 2 dell’articolo 181-bis della legge 22  aprile  1941,  n.  633.  Nel  caso  di  richieste di quantitativi particolarmente elevati di contrassegni il rilascio dei medesimi puo’ avvenire  oltre  il termine indicato sulla base di scaglioni definiti tra la SIAE e i soggetti richiedenti.
6.La SIAE, ai sensi del comma 6 dell’articolo 181-bis della legge 22  aprile  1941,  n.  633, definisce specificamente le modalita’ per l’affidamento  al  richiedente  o  al terzo da questi delegato, della apposizione   materiale   del   contrassegno,   e   per  la  relativa rendicontazione   dell’attivita’   svolta  e  dell’utilizzazione  del materiale  consegnato,  con ogni facolta’ di verifica da parte della SIAE.
7.La  SIAE,  ai sensi del terzo periodo del comma 6 dell’articolo 181-bis  della  legge 22 aprile 1941, n. 633, e’ tenuta a stabilire i tempi  e le modalita’ della preventiva notizia che l’importatore deve fornire  con  riferimento  all’ingresso  dei  prodotti nel territorio nazionale,    in   accordo   con   le   organizzazioni   interessate. L’importatore  richiede  il rilascio  dei  contrassegni ai sensi del comma  2 e comunque entro i trenta giorni successivi all’importazione dei supporti.

Art. 5. Supporti contenenti programmi per elaboratore ovvero multimediali

1.Ai  fini  dell’applicazione  del  comma 1 dell’articolo 181-bis della  legge 22 aprile 1941, n. 633, come introdotto dall’articolo 10 della legge 10 agosto 2000, n. 248, per supporti contenenti programmi per  elaboratore ovvero multimediali si intendono i supporti comunque confezionati  contenenti  programmi  destinati  ad  essere  posti  in commercio  o  ceduti  in uso a qualunque titolo a fini di lucro ed in particolare:
a) i programmi aventi carattere di sistema operativo, applicazione o  archivio  di contenuti multimediali prodotti in serie sui supporti di   cui   alla  alinea  del  presente  articolo, fruibili  mediante collegamento   e   lettura  diretta  dei  supporti,  quali  dischetti magnetici (floppy  disk),  CD  ROM, schede di memoria (memory card), chiavi  usb, microchip, schede SD o attraverso installazione mediante il  medesimo  supporto  su  altra  memoria  di massa  destinata alla fruizione diretta mediante personal computer;
b)  i  programmi  destinati  alla  lettura  ed  alla  fruizione su apparecchi  specifici  per videogiochi, quali playstation o consolle, comunque  denominati, ed altre applicazioni multimediali quali player audio  o video, nonche’ i programmi destinati alla fruizione mediante apparecchi di telefonia mobile e lettori di Mp3.
2.Sono  comunque  ricompresi  nell’ambito  di  applicazione  del presente  regolamento i programmi per elaboratore ovvero multimediali contenenti  applicazioni  di  tipo videogioco,  enciclopedia  ovvero dizionario,  destinati  a qualsivoglia forma di intrattenimento o per fruizione  da  parte  di  singoli  utilizzatori o di gruppi in ambito privato, scolastico o accademico.
3.Sono  esclusi dall’ambito di applicazione dell’articolo 181-bis della  legge 22 aprile 1941, n. 633, e quindi non soggetti ad obbligo di   vidimazione   o   invio   della   dichiarazione identificativa sostitutiva,  i  supporti contenenti programmi per elaboratore aventi carattere di sistema operativo:
a)   accessoriamente  distribuiti  nell’ambito  della  vendita  di contratti   di   licenza   d’uso multipli  sulla  base  di  accordi preventivamente conclusi con la SIAE;
b)  distribuiti  gratuitamente  con  il  consenso del titolare dei diritti;
c)   distribuiti   mediante   scaricamento  diretto  (download)  e conseguente   installazione sul   personal   computer   dell’utente attraverso  server  o  siti  Internet  se detti programmi non vengano registrati  a  scopo di profitto in supporti diversi dall’elaboratore personale dell’utente, salva la copia privata (back-up);
d)  distribuiti  esclusivamente  al  fine  di far funzionare o per gestire specifiche periferiche o interfacce (driver) oppure destinate all’aggiornamento   del  sistema  o  alla  risoluzione  di conflitti software ed hardware se derivanti da software gia’ installato;
e) destinati esclusivamente al funzionamento di apparati o sistemi di  telecomunicazione quali modem o terminali, sistemi GPRS (General Pocket  Radio  Service) o inclusi in apparati audio/video e destinati al  funzionamento  degli  stessi  o  inclusi  in apparati radiomobili cellulari,  se  con  i  medesimi confezionati e distribuiti in quanto destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
f)  inclusi  in  apparati di produzione industriale, di governo di sistemi  di  trasporto  e mobilita’, di impianti di movimentazione e trasporto  merci  o  in  apparati  destinati al controllo ovvero alla programmazione  del  funzionamento  di  elettrodomestici,  se  con  i medesimi    confezionati    e   distribuiti   in   quanto   destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
g)  inclusi  in  apparati di analisi biologica o chimica ovvero di gestione  di  apparati di tipo medico, o sanitario, di misurazione ed analisi  se con i medesimi prodotti e distribuiti in quanto destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
h)  destinati  esclusivamente  alla funzione di ausilio o supporto per le persone disabili ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
i)   aventi   carattere   di  sistema  operativo,  applicazione o distribuzione  di  servizi informatici  (server) destinati ad essere preinstallati   su   di  un  elaboratore  elettronico  e distribuiti all’utente finale insieme ad esso.

Art. 6. Dichiarazione identificativa sostitutiva del contrassegno

1.Nei casi indicati dal comma 3 dell’articolo 181-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, l’autore ovvero il titolare dei diritti, o un suo   delegato,   puo’   rendere   alla  SIAE,  in  sostituzione  del contrassegno,    l’apposita    dichiarazione   identificativa.   Tale dichiarazione non comporta oneri per il richiedente.
2.Nei casi previsti dal comma 1, il titolare dei diritti o un suo delegato invia alla SIAE la dichiarazione identificativa, sostitutiva del   contrassegno,   anche  in  via  cumulativa  con riferimento  a determinate  tipologie  di  supporti  preventivamente  indicati. Tale dichiarazione  comprova  la legittimita’ dei supporti stessi anche ai fini  della  tutela penale di cui all’articolo 171-bis della legge 22 aprile  1941, n. 633, come modificata dall’articolo 13 della legge 18 agosto 2000, n. 248.
3.La  dichiarazione  identificativa  autocertifica la conformita’ della  tipologia  dei  supporti alle previsioni di cui al terzo comma dell’art.  181-bis  della  legge  22 aprile 1941, n. 633, e di cui al presente   regolamento,   e,   a   tal  fine,  contiene  le  seguenti informazioni:
a) titolo del prodotto;
b) nome e indirizzo del titolare del diritto o del suo delegato;
c) codice identificativo del prodotto, se disponibile;
d)  attestazione  di  assolvimento  di  tutti gli obblighi sanciti dalla  legge  sul  diritto d’autore,  qualora i programmi contengano opere  dell’ingegno  tutelate  dalla  legge 22 aprile 1941, n. 633, o loro brani o parti.
4.La  dichiarazione  identificativa  puo’ essere effettuata anche cumulativamente per piu’ versioni di prodotti informatici. A tal fine e’ sufficiente indicare il titolo del prodotto base, senza necessita’ di  indicare separatamente le diverse versioni del medesimo prodotto, fra cui,  in  particolare,  le  diverse  versioni  linguistiche, gli aggiornamenti, le versioni distinte per canale di distribuzione o per utente finale.
5.La  dichiarazione identificativa deve pervenire alla SIAE prima dell’immissione   in commercio  o  importazione  dei  supporti  nel territorio  nazionale.  L’invio  deve essere effettuato con modalita’ idonea  a  far  constatare  la  data  di  ricevimento  da parte della SIAE. Il dichiarante e’ tenuto a custodire, per i tre anni successivi al  termine  del  periodo di  commercializzazione,  un  esemplare di ciascun  prodotto  dichiarato,  unitamente  a copia  della  relativa dichiarazione.  Per  ogni necessario controllo detti supporti possono essere  richiesti  dalla SIAE presso i soggetti e nei luoghi indicati nella dichiarazione identificativa. Tale custodia, a cura e spese del dichiarante,  non comporta oneri per la SIAE, neppure con riferimentoad eventuali spese di consegna degli esemplari.
6.La  SIAE puo’ chiedere informazioni e documenti con riferimento ai  dati  di  cui  ai  commi 3, 4 e 5. La richiesta di informazioni o documenti   da   parte   della  SIAE  non  sospende  la facolta’  di commercializzare i prodotti.
7.Le disposizioni di cui al presente articolo sono dettate al solo fine di definire l’ambito di applicazione dell’articolo 181-bis della citata   legge   n.   633/1941,   nonche’  l’ambito operativo  della dichiarazione  identificativa sostitutiva del contrassegno e lasciano totalmente  impregiudicata  la  protezione del diritto d’autore e dei diritti  connessi,  cosi come disposta dalla legge 22 aprile 1941, n. 633,  e  successive modificazioni ed integrazioni, anche in relazione alla  utilizzazione  non eccedente il cinquanta per cento delle opere intere.
8.Sono fatti salvi in ogni caso gli atti e i rapporti intervenuti tra  la SIAE ed i soggetti indicati dall’articolo 181-bis della legge 22  aprile 1941, n. 633, a seguito dell’entrata in vigore della legge 18 agosto 2000, n. 248.

Art. 7. Casi particolari

1.Nei casi di contrassegni destinati a noleggiatori di supporti o rivenditori  di supporti nuovi o usati, nell’ipotesi di smarrimento o distruzione  fortuita  di  contrassegni  originariamente apposti, la SIAE,  esaminata  la documentazione e la dichiarazione rese, provvede al rilascio  del  nuovo contrassegno,  entro  dieci  giorni  dalla richiesta,  salvo  che non riscontri elementi significativi dai quali emergano   fondati   dubbi  di  illecita  riproduzione  dei  supporti medesimi;  in  questa  ipotesi  la  SIAE  sospende il rilascio per un termine  massimo  di  quarantacinque  giorni,  nel  corso  dei  quali provvede  ai  necessari  accertamenti.  Scaduto  il  termine  la SIAE provvede  al  rilascio  del  contrassegno  ovvero  informa  del fatto l’autorita’  giudiziaria.  Le maggiori spese per la verifica, l’esame ed  il  controllo dei supporti sono a carico dei richiedenti la nuova contrassegnatura.
2.Non  sono  soggetti  ad  apposizione  del  contrassegno  ne’ a dichiarazione  sostitutiva i supporti che le emittenti radiofoniche o televisive, nel rispetto dei diritti d’autore e dei diritti connessi, realizzano  per  finalita’  esclusivamente  di  carattere  tecnico o comunque funzionale   alla   propria   attivita’   di   diffusione radiotelevisiva, salvo che tali supporti siano destinati al commercio o ceduti in uso a qualunque titolo a terzi a fine di lucro.
3.Non  sono  soggetti  ad  apposizione  del  contrassegno  ne’ a dichiarazione  sostitutiva  i supporti di lavoro realizzati dai disk jockey  in  possesso  di  specifica  autorizzazione della SIAE per lo svolgimento  della  propria  attivita’  professionale, salvo che tali supporti  siano destinati al commercio o ceduti a qualunque titolo a terzi a fine di lucro.
4.Non  sono  soggetti  ad  apposizione  del  contrassegno  ne’ a dichiarazione  sostitutiva  i supporti  allegati ad opere librarie i quali riproducono in tutto o in parte il contenuto delle opere stesse ovvero   sono   ad  esse  accessori,  quali  dizionari,  eserciziari, presentazioni dell’opera, purche’ non commerciabili autonomamente.
5.Non   sono  soggetti  ad  apposizione  del  contrassegno  ne’ a dichiarazione  sostitutiva  i libri  o  altri  prodotti editoriali a stampa  contenenti  microchip,  sonori o musicali strettamente legati alla  fruizione  dell’opera  letteraria e che propongono una melodia, ovvero  una  canzone  o  una  narrazione  vocale  che accompagnano le situazioni previste nello stesso prodotto editoriale.

Art. 8. Abrogazioni

1.  Il  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 luglio 2001,  n.  338,  come  modificato  dal  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei Ministri 25 ottobre 2002, n. 296, e’ abrogato. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 23 febbraio 2009
p. Il Presidente
del Consiglio dei Ministri
Letta
Il Ministro per i beni
e le attivita’ culturali
Bondi

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Registrato alla Corte dei conti il 23 marzo 2009
Ufficio  di  controllo  preventivo  sui  Ministeri  dei  servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 1, foglio n. 207





Un presupposto sbagliato crea leggi inique!

23 03 2009

Grazie a GliEletti.it per il video…

Gabriella Carlucci: “Io l’unica cosa che trovo negativa, in questo momento, osservando soprattutto come viene utilizzato lo strumento di Internet, è che in Internet tutti possono dire le proprie idee… e questo è bellissimo, però tutti possono anche offendere, mettere a pubblico ludibrio, senza, in nessun modo essere toccati dalle leggi dello Stato. Faccio un esempio: in Italia la diffamazione a mezzo stampa o la diffamazione a mezzo televisivo viene punita, anche molto severamente. Tutto questo, invece, non esiste in Internet. Internet è un territorio assolutamente libero e privo di regole e io ritengo che questo non sia giusto”.

Non ci si aspetterebbe una simile dichiarazione da chi ha fatto anche una proposta di legge in materia “Internettiana”.

Per la Carlucci Internet è un territorio assolutamente libero e privo di regole. E questo è un errore grossolano. Anche perché l’esempio preso dalla Carlucci – quello della diffamazione online – non calza assolutamente.

Probabilmente avrà letto en passant dell’ultima sentenza della Cassazione su blog e stampa (Link alla sentenza), e casomai si è lasciata trarre in errore da qualche titolo enfatico tipo “i blog non possono essere accostati alla stampa” o simili.

Vediamo insieme, ad esempio, cosa dice l’art. 595 del codice penale.

Art. 595. (Diffamazione)

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente [ingiuria ndr], comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Concentriamo l’attenzione sul terzo comma. Il “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” non si riferisce, ovviamente, alla reclame o agli spot… Altro mezzo di pubblicità è, ad esempio, proprio Internet!

Ecco allora che la “legge dello Stato” prevede già una sanzione penale (equiparata a quella prevista per la diffamazione a mezzo stampa) anche per le diffamazioni commesse a mezzo tv, a mezzo radio… ed anche a MEZZO INTERNET!! E non è certo una scoperta.

Lettura consigliata: Cassazione penale, Sezione V, sentenza n. 31392 del 1 luglio 2008.





A proposito di reati informatici…

13 03 2009

Ogni tanto è giusto fare un po’ di autopromozione! Ecco quindi un suggerimento editoriale:

http://www.giappichelli.it/home/978-88-7524-158-2,7524158.asp1

I nuovi reati informatici

I nuovi reati informatici

I nuovi reati informatici.
a cura di Paolo Giovanni Demarchi
2009 – pp. XVI-164 – € 19,00 – ISBN 978-88-7524-158-2

Primo commento alla legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Budapest del Consiglio d’Europa, del 23 novembre 2001, sulla criminalità informatica: il primo accordo internazionale riguardante i crimini commessi attraverso internet o altre reti informatiche che estende la portata del reato informatico a tutti i reati in qualunque modo commessi mediante un sistema informatico, anche nel caso in cui la prova del reato sia sotto forma elettronica.
– Un instant book, scritto con competenza da autorevoli giuristi, dotati di particolari esperienze specifiche, strumento utilissimo nella prima applicazione dei nuovi istituti.

Prefazione di Enrico Costa. – Premessa del curatoreXI. – Capitolo 1: Ratifica ed esecuzione. – Capitolo 2: Le modifiche al codice penale e al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231. – Capitolo 3: Le modifiche al codice di procedura penale e al codice di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196. – Capitolo 4: Disposizioni finali. – Appendice normativa.




Intervista su periodicoitaliano.info

13 03 2009

E’ uscita oggi una mia intervista sul sito http://periodicoitaliano.info
La riporto qui di seguito…

Francesco Paolo Micozzi,
avvocato del Foro di Cagliari, si occupa di diritto penale, diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie. Membro del consiglio direttivo del Circolo dei Giuristi Telematici e del comitato esecutivo dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, é coautore, insieme ai colleghi M. Cuniberti e G.B. Gallus, del testo recentemente pubblicato per i tipi della Giappichelli dal titolo “I nuovi reati informatici”.

A lui rivolgiamo un’intervista allo scopo di ottenere un chiarimento tecnico-legale in merito alla nuova proposta di legge: la ddl Carlucci, che in questo periodo sta facendo tanto discutere dentro e fuori la rete.

Il problema della pedofilia è un fatto grave che va sicuramente affrontato, ma è giusto dare la colpa solo ad internet ed alla rete?

E’ difficile parlare di pedopornografia. E’ difficile perché è un argomento che offre molti spunti demagogici. Non c’è bisogno di dichiararsi apertamente contrari alla pedopornografia. Tutte le persone sane di mente sono contrarie alla pedopornografia o alla pedofilia in genere. Il problema è un altro. Il vero problema si crea quando si introduce la parola “pedopornografia” in un discorso che niente ha a che vedere con essa, ma viene unicamente utilizzato come “ariete”. In tal modo si convince l’interlocutore della bontà di introdurre “qualcos’altro”(qualunque cosa esso sia) purché sia contrario alla pedofilia!

Occorre prestare un minimo d’attenzione al testo del ddl “Carlucci” per comprendere, realmente, quale sia la sua intima essenza. Nel testo non si parla dei reati di pedofilia o pedopornografia, vi è unicamente il riferimento (art. 2, primo comma) ad un divieto di “effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in maniera anonima”. Ritengo che, ai fini interpretativi, sia un interessante punto di partenza ciò che lo stesso on. Carlucci dichiara sul suo blog. Sostiene l’onorevole: “Non possiamo continuare a permettere che orchi travestiti da agnellini, sfruttando l’anonimato assicurato dalla rete, utilizzino Internet per adescare giovani prede. Il caso del professionista di una cittadina vicino Napoli, arrestato ieri con l’accusa di aver adescato una minorenne offrendo false generalità e fingendosi suo coetaneo, lo dimostra drammaticamente.”.

Si parla di anonimato o di “sostituzione di persona”? E… l’indirizzo IP della persona che si è “finta minorenne” non è forse sufficiente a consentirne l’individuazione?

Occorre tenere ben distinti i concetti di “irrintracciabilità” e “anonimato”.

Evidentemente il concetto di anonimato descritto dall’on. Carlucci nel suo blog non è lo stesso concetto di “anonimato” al quale ho pensato leggendo la norma. Invero la norma, così come è posta, ha un ventaglio applicativo estremamente ampio. Tanto ampio da coprire anche condotte, di per sé stesse, del tutto lecite.

Cosa significa che non si può introdurre in rete un contenuto in forma anonima?
Che i navigatori saranno dotati di una carta d’indentità elettronica da esibire a ogni piè sospinto? Oppure sarà vietato utilizzare anonymizer, TOR o, in genere, la cifratura dei dati? E tale divieto di navigare in modo anonimo in rete da quale tipo di sanzione è sostenuto? Se navigo in modalità anonima sarò per ciò stesso punibile?
Ebbene personalmente non riesco a attribuire un senso, da un punto di vista “tecnico-informatico”, a questa disposizione.

Sarebbe necessario che il Legislatore, prima di approntare norme di scarsa utilità pratica e di impossibile realizzazione tecnica, si avvicinasse meglio all’ambiente che intende “regolamentare”. A tal punto saluto con favore l’iniziativa dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione tesa a fornire ai nostri politici il sostegno di alcuni tra i massimi esperti nazionali in ambito ICT, mediante una serie di seminari programmati (Rif. http://internetperparlamentari.org).

Quale è secondo lei lo scopo reale di questo DDL?

Si tratta evidentemente di un’ulteriore tentativo di introdurre un rafforzamento della tutela dei diritti di “proprietà intellettuale” nell’incuranza di diritti che meriterebbero maggior rispetto. E ciò è comprensibile anche a sol considerare le parole del “padre morale” della legge (come correttamente segnalato da Guido Scorza), ovvero da Davide Rossi, presidente di Univideo, il quale, nel recente incontro tenutosi a Roma (15 gennaio 2009) ha manifestato il suo pensiero: “personalmente penso che internet non serva all’umanità” (si veda http://www.youtube.com/watch?v=3HabNofBVNo).
Ebbene penso che si stia compiendo uno sbilanciamento nella scala degli interessi costituzionalmente rilevanti. Alcuni interessi stanno ricevendo una tutela maggiore di quella che, invece, spetterebbe loro.
Inoltre pare l’ennesimo provvedimento propagandistico volto a far breccia sull’opinione pubblica, piuttosto che soddisfare una effettiva esigenza normativa, peraltro già coperta da vigenti norme specifiche.
E’ bene che i politici si interroghino sulla reale necessità di questo “impianto” normativo.

Serve davvero una legge come quella proposta dall’Onorevole Carlucci per fermare un movimento come quello della pedofilia?

No. Le leggi per combattere la pedopornografia esistono già nel nostro codice penale. E sono ampiamente applicabili – ovviamente – anche nelle ipotesi in cui lo scambio o il download del materiale illecito avvenga tramite la rete internet.

E’ sconfortante per un giurista trovarsi ad aver a che fare con norme scritte male e non coordinate con le norme già esistenti nell’Ordinamento.
Mi domando, ad esempio, che senso abbia una norma (art. 2 comma IV del ddl) che “in relazione alle violazioni concernenti le norme a tutela del Diritto d’Autore” (si noti l’enfasi data dal maiuscolo, ndr.) preveda che si applichino “senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”. Non ha alcun senso. E non modifica, di certo, la forza normativa della L. 633/41.

Cosa sfugge ai molti che invece non ritengono per nulla pericolosa questa nuova legge?

Oltre a tutte le implicazioni in termini di perdita di libertà della riservatezza dei milioni di onesti navigatori in rete, sfugge anche una frase che Cesare Beccaria, nel suo “Dei delitti e delle pene” attribuisce al Montesquieu: “Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità è tirannica”

Quali sono secondo lei gli aspetti che dovrebbero essere considerati nella stesura di una legge simile?

Riterrei che una legge simile non debba mai nascere. In primis perché non aggiunge all’Ordinamento alcuno strumento per la repressione dei reati che già non esista, in secondo luogo perché introduce un divieto che ha come contraltare la possibilità che si concretizzi il “controllo dei contenuti”, e, non ultimo, forme di censura preventiva e fortemente lesive del diritto alla riservatezza dei consociati.
Mi piace richiamare un brillante testo del Prof. Stefano Rodotà – una vera colonna portante in materia – secondo il quale “la pedofilia non è sicuramente una questione da prendere sotto gamba, ma ciò che turba è che è diventata l’occasione o il pretesto per far nascere forme di censura e di controllo di comportamenti individuali, che non è detto che siano necessariamente pericolosi. E quindi certamente questa può essere una strada per restringere la libertà su Internet” (http://www.repubblica.it/online/internet/mediamente/rodota/rodota.html).

E’ giustificato a suo avviso il “rumore” nella rete che ha “paura” di una legge che possa diventare “censura assoluta”?

Assolutamente si. Sono perfettamente d’accordo con il Prof. Rodotà che ho appena citato.





Il ddl C.2195 “CARLUCCI” – Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

9 03 2009

PROPOSTA DI LEGGE PER “INTERNET TERRITORIO DELLA LIBERTA’, DEI DIRITTI E DEI DOVERI

Articolo 1

La presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla rete internet effettuate a partire da – e per il tramite di – apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica Italiana.

Articolo 2

1. E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.

2. I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato.

3. Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.

4. In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.

Articolo 3

1. Ferme restando le attribuzioni della Magistratura penale, civile e amministrativa, nonchè le funzioni degli organismi indipendenti di controllo già operativi, che in nessun modo vengono modificate, Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”. Il Comitato è composto 9 Membri così designati: 3 Membri indicati dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (secondo procedure e modalità da definirsi a cura della stessa Autorità). 2 Magistrati ordinari, designati dal CSM 1 Magistrato amministrativo designato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa. 1 esperto di settore indicato dalla Siae (Società Italiana degli Autori e degli Editori). 2 esperti di settore indicati dalla Confindustria. A tale organismo potranno essere inviate segnalazioni in forma riservata o pubblica. E ad esso potranno essere sottoposti – per una valutazione tecnica e per la creazione di un repertorio casistico – gli atti giudiziari, ivi compresi gli esposti, le denunzie e le querele, relativi a tematiche di competenza. Il Comitato potrà inoltre essere fatto oggetto di interrogazioni e interpellanze preventive in relazione a dubbi interpretativi riguardanti leggi e regolamenti.

2. Il Comitato resta in carica 3 anni. Il Presidente sarà indicato dal Presidente della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

3. Il Comitato dovrà predisporre una relazione introduttiva della propria attività inquadrando i temi fondamentali e indicando i punti prioritari della propria missione. Tale relazione dovrà essere approvata dal Consiglio della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Ogni sei mesi verrà emesso un rapporto sull’avanzamento delle attività e un aggiornamento sui casi di maggiore interesse sottoposti al Comitato.

4. Il Comitato ha titolo per emettere quattro diverse tipologie di atti: a. Raccomandazioni; b. Note interpretative in merito alle norme relative alla rete Internet; c. Pareri non vincolanti in merito alla messa in opera di misure preventive o cautelari; d. Relazioni alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Se richiesto dalle parti interessate, solo su materie di natura civilistica, e a spese delle stesse, il Comitato potrà svolgere attività arbitrale e di mediazione ai fini della messa in opera di accordi intercategoriali o di codici di condotta condivisi.

5. Il regolamento interno del Comitato, predisposto a cura degli uffici tecnici Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sulla base delle indicazioni pervenute dai membri del Comitato, dovrà essere approvato dalla Consiglio della stessa.

Articolo 4

La legge entra in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Entro tale termine gli operatori di cui all’articolo 1 adeguano le modalità di accesso alla rete internet da esse garantito a quanto prescritto dalla presente legge. L’effettiva costituzione e messa in attività del Comitato dei cui all’art. 3 e seguenti non influisce sulla applicabilità delle norme cui agli Articoli 1, 2 e 4.


Si legga di seguito un commento dell’on. Carlucci, pubblicato sul suo blog all’indirizzo:

http://www.gabriellacarlucci.it/2009/02/25/pedofilia-occorre-combattere-lanonimato-in-rete/

“Non possiamo continuare a permettere che orchi travestiti da agnellini, sfruttando l’anonimato assicurato dalla rete, utilizzino Internet per adescare giovani prede. Il caso del professionista di una cittadina vicino Napoli, arrestato ieri con l’accusa di aver adescato una minorenne offrendo false generalità e fingendosi suo coetaneo, lo dimostra drammaticamente. Dietro nickname fantasiosi spesso si nascondono terribili pericoli per i nostri figli. Per questo ho presentato una proposta di legge che, implicando l’obbligo della tracciabilità di chi pubblica e di cosa viene pubblicato su Internet,  impedisca di fatto il ripetersi di casi analoghi. Davvero non comprendo il polverone di polemiche sollevato da questa mia proposta. Chi non ha nulla da nascondere non deve temere nulla dall’approvazione della mia legge. Del resto non possiamo più sopportare che uno strumento magnifico come la rete venga utilizzato da pericolosi criminali per i loro loschi traffici spesso purtroppo a sfondo sessuale.”